Ansia: la forza del colibrì è nel ritmo, non nella quiete

Pubblicato il 28 febbraio 2026 alle ore 11:05

Quando il corpo parla per primo

Ti è mai capitato di accorgerti dell’ansia prima ancora di aver pensato a qualcosa di specifico o esserti preoccupato emotivamente?

Il cuore accelera, lo stomaco si chiude, le spalle o le gambe si irrigidiscono. Poi subentra il nostro pensiero, che prova a spiegare cosa sta succedendo.

 

Spesso siamo abituati a riferirci all’ansia come a qualcosa che nasce dai pensieri. In realtà, molto frequentemente è il corpo a parlare per primo. I sintomi dell’ansia non sono solo effetti collaterali: sono segnali, messaggi, tentativi di comunicazione.

 

Si perché il corpo è il primo luogo in cui facciamo esperienza del mondo.

 

I sintomi dell’ansia: il linguaggio del corpo

 

Quando parliamo di sintomi fisici dell’ansia ansia, spesso ci riferiamo a:

• Battito cardiaco accelerato

• Respiro corto o superficiale

• Nodo alla gola 

• Brividi o vampate di calore

• Bocca secca

• Tensione muscolare

• Irrequietezza fisica

• Sudorazione

• Formicolii (mani, piedi, viso)

• Sensazione di testa leggera

• Tensione alla testa o cefalea

• Crampi addominali

• Diarrea o alterazioni intestinali

 

Questi segnali non sono “errori di sistema”. Sono attivazioni. Il corpo entra in uno stato di allerta, si prepara a reagire, a proteggersi con il classico meccanismo fight or flight. Molto spesso tuttavia vengono registrati come: “Che succede?”, “Qualcosa non va”.

 

In genere è il significato che diamo all’attivazione ad essere un ostacolo non tanto l’attivazione in sé. Diventa faticosa quando rimane costante, quando non riusciamo a comprenderla o quando iniziamo a combatterla.

 

Corpo e ansia: il punto di vista della Gestalt

 

In Gestalt il focus è orientato su: “Quali sono i segni dell’attivazione che sperimento? Come si manifesta?”“Cosa sta cercando di dirmi questa sensazione?”

Il corpo non è contro di noi. È parte di noi.

La tensione può parlare di un confine che non stiamo mettendo o raccontare qualcosa che stiamo trattenendo o a cui stiamo resistendo, o ancora una preoccupazione, una paura o un bisogno.

L’ansia diventa problematica soprattutto quando interrompiamo il contatto con ciò che sentiamo. Quando diciamo a noi stessi: “Non dovrei provare questo”, “Devo smetterla subito”, “Non ha senso”.

In quel momento iniziamo una lotta interna. Ed è spesso la lotta a generare ulteriore malessere e una cascata ulteriore di tensione. Spesso, quando ci permettiamo di sentire senza combattere, qualcosa si modifica naturalmente. Il respiro si amplia, la tensione si sposta, emerge un bisogno più chiaro.

 

Quando il corpo chiede ascolto

 

Se i sintomi dell’ansia diventano frequenti o intensi, può essere utile esplorarli in uno spazio protetto come quello della psicoterapia.

Prendere consapevolezza e familiarità con questa sensazione permette di comprendere cosa sta cercando di comunicare e restituirle una funzione più fluida nella vita della persona imparare a leggere il linguaggio del corpo può diventare un modo per sentirsi meno in balia delle sensazioni e più in dialogo con se stessi.

Giù la spada

 

Quando l’ansia si manifesta nel corpo, la prima reazione spesso è difendersi. Contrarsi. Resistere.

Ma a volte la trasformazione inizia proprio lì:nel momento in cui scegliamo di abbassare la spada e avvicinarci a quella sensazione con curiosità.Il corpo non è il campo di battaglia. È il luogo dell’incontro.

 

L’energia nell’ansia e conclusioni

 

Nel libro “L’ansia del colibrì” di Thomas Leoncini l’ansia viene raccontata attraverso una metafora potente: quella del colibrì. Il colibrì resta sospeso nell’aria grazie a un battito rapidissimo delle ali. Quel movimento continuo è ciò che gli permette di esistere nel suo equilibrio fragile e straordinario. Senza quell’attivazione costante, non potrebbe rimanere in volo.

Allo stesso modo, l’ansia può essere vista non solo come qualcosa che disturba, ma come una forma di energia. Un’attivazione che ci tiene vigili, sensibili, in ascolto.

Certo, quando diventa eccessiva può affaticare. Ma nella prospettiva della consapevolezza, quell’energia non è il nemico: è un segnale. È il corpo che si prepara, che reagisce, che prova a proteggerci.

In Gestalt potremmo dire che l’ansia è un movimento verso qualcosa che ancora non è chiaro. Un’energia da ascoltare e da comprendere per utilizzarla a nostro favore.

 

Il punto non è fermare il battito delle ali.

È imparare a riconoscerne il ritmo.

Dott.ssa Francesca Minni- Psicologa Psicoterapeuta- Bastia Umbra(PG)

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