Una lettura dalla prospettiva della Gestalt
Viviamo in un tempo che valorizza l’immediatezza e la rapidità, il tutto subito e il tutto a disposizione. In questo scenario, l’attesa viene spesso vissuta come un ostacolo o un fallimento o come un qualcosa di difficilmente tollerabile. Tutti proiettati verso quell’obiettivo, quella meta, quel giorno o quel momento che deve ancora venire.
L’attesa come esperienza nel “qui e ora”
Uno dei pilastri della Gestalt è l’attenzione al qui e ora. Ciò che accade nel presente emozioni, pensieri, sensazioni corporee è il luogo privilegiato del lavoro terapeutico. Spesso ci concentriamo sul capire più che sul sentire, sullo stare in contatto. Questo accade quando ci chiediamo: quando passa questa brutta sensazione? Quando passa questo periodo? Perché non sto meglio?
E cosa succederebbe se iniziassimo a chiederci… che mi succede in questo momento? Cosa sto sentendo? Dove lo sento nel corpo?
L’attesa diventa così fenomeno da osservare, non ostacolo da eliminare. E mentre attendo di stare meglio scopro… cosa? Quello che mi succede, come lo sto vivendo… ed entro davvero in contatto, allora comprendo
L’attesa come frustrazione creativa
La Gestalt riconosce il valore evolutivo della frustrazione. Una “buona frustrazione”, sufficientemente sostenuta dalla relazione terapeutica, permette alla persona di sviluppare nuove risorse.
Attendere:
• amplia la tolleranza emotiva perchè non è tutto e subito
• rafforza il senso di sé
• favorisce l’autosostegno
La relazione terapeutica offre un ambiente sicuro in cui la frustrazione non diventa abbandono, ma esperienza trasformativa.
Tra una seduta e l’altra: assimilazione e integrazione
Anche il tempo tra gli incontri è parte del processo. In ottica gestaltica, l’esperienza ha bisogno di essere assimilata.
Non tutto si risolve nell’insight immediato. A volte è proprio in quello spazio, nel lasciare sedimentare, che emergono nuove figure sullo sfondo dell’esperienza.
L’attesa permette alla persona di:
• integrare nuove consapevolezze
• sperimentare nel quotidiano modalità differenti di contatto
• riconoscere i propri confini e bisogni
Attesa, relazione e fiducia
La psicoterapia della Gestalt attribuisce grande importanza alla qualità della relazione terapeutica. L’attesa può riattivare vissuti antichi: paura di essere dimenticati, bisogno di conferma immediata, timore dell’abbandono.
Portare questi vissuti nel dialogo significa trasformare l’attesa in occasione di contatto autentico.
In questa prospettiva, attendere non è passività, ma fiducia nell’autoregolazione e nel processo relazionale.
Aspettando Godot: quando l’attesa diventa specchio interiore
Chiunque si sia trovato in momenti di sospensione sa quanto l’attesa possa pesare. Samuel Beckett, con la sua pièce Aspettando Godot, ci offre una metafora potente: due personaggi aspettano qualcuno che non arriva mai, eppure la loro vita scorre in quell’attesa, fatta di gesti ripetitivi, dialoghi incerti e tensioni emotive.
In psicoterapia, l’esperienza dell’attesa è molto simile. Spesso rimaniamo in sospeso, in attesa di risposte, cambiamenti o soluzioni che sembrano sfuggirci. Questo “vuoto” può far emergere ansia, frustrazione o apatia, ma è anche un’occasione preziosa: osservare come reagiamo, quali schemi ripetiamo e quali emozioni si fanno più presenti.
Come Vladimir ed Estragon, possiamo imparare a “stare” nell’attesa senza lasciarci travolgere, scoprendo che il senso non sempre dipende dall’arrivo di Godot, ma dal modo in cui viviamo il presente, anche nelle pause e nelle incertezze.
Conclusione
Nella Psicoterapia della Gestalt, l’attesa è un tempo vivo, un’esperienza da abitare, un movimento dell’organismo verso un nuovo equilibrio.
Imparare a sostare nell’attesa significa sviluppare presenza, consapevolezza e capacità di stare in contatto con sé stessi anche quando il cambiamento non è immediato, ma sta già accadendo.
Dott.ssa Francesca Minni- Psicologa Psicoterapeuta
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