Tristezza e Depressione: attraversare ciò che ci intrappola

Pubblicato il 7 marzo 2026 alle ore 13:07

Non sempre le cose vanno come vorremmo. Questo implica uno svariato numero di reazioni da parte nostra e una buona dose di emozioni. Ci sono emozioni che ci attraversano come nuvole leggere, e altre che invece sembrano fermarsi, trattenerci, impigliarsi.

Alcune, se non trovano ascolto, rischiano di trasformarsi in piccole gabbie interiori. Tra queste, la tristezza è forse la più silenziosa e fraintesa: non esplode, non urla, ma avvolge. E quando non viene riconosciuta, può farci sentire smarriti, soli, immobili. In alcuni casi questo stato emotivo può evolvere in una forma di depressione più strutturata. Secondo il DSM-5 la depressione non viene definita solo da una sensazione generica di tristezza, ma dalla presenza di diversi sintomi che sono persistenti e incidono in modo significativo sulla vita quotidiana.

 

Tra i sintomi più comuni rientrano abbassamento del tono dell’umore, perdita di interesse e/o piacere e/o significato nelle attività abituali che coinvolge anche la sfera sociale, ridotta energia, variazioni nel sonno o nell’appetito e una sensazione di vuoto o di colpa e autosvalutazione.

 

Lo spazio terapeutico può diventare un luogo in cui queste emozioni trovano riconoscimento, possibilità di espressione e una dimensione in cui essere elaborate.

 

L’albo illustrato “L’albero rosso” di Shaun Than racconta proprio questa esperienza emotiva tramite lo straordinario ed evocativo potere dei colori e delle immagini. Attraverso scenari quasi onirici, l’autore mette in scena una giornata tipo in un mondo che appare ostile, grigio, sproporzionato. Sono le immagini a parlare più delle parole, a dare forma e dimensione a quella sensazione di malinconia, di tristezza che spesso non si riesce a definire o semplicemente a nominare.

 

Quando la tristezza diventa una stanza chiusa

 

La tristezza, a livello emotivo è la naturale risposta alla perdita, alla delusione, alla percezione di non sentirsi all’altezza nelle situazioni o al senso di solitudine. Il problema nasce quando non riusciamo a darle un posto, quando cercando di allontanarla e non sentirla, la respingiamo o la temiamo. Allora diventa diffusa quasi come un sottofondo e può trasformarsi in una lente che ci fa vedere tutto più pesante, più distante, più buio.

 

Tutto questo viene espresso in maniera molto significativa nell’albo di Shaun Than: la protagonista si muove in paesaggi enormi, più grandi di lei, sproporzionati e labirintici: città con mille strade intrecciate, stanze che la sovrastano, creature misteriose. Quando siamo tristi quanto possiamo sentirci piccoli di fronte al mondo? Le difficoltà si ingigantiscono, le relazioni sembrano irraggiungibili, le parole degli altri appaiono incomprensibili.

 

Ci si sente soli e isolati anche se intorno ci sono persone, ma con la lente della tristezza le relazioni sembrano lontane e il mondo sembra estraneo e distante. Intrappolati dentro pensieri e emozioni sembra non esserci via d’uscita e sembra che gli altri non possano comprenderci davvero. L’emozione che non trova una via di espressione finisce per trasformarsi in una prigione. Dentro di noi rimane viva e non avendo uno spazio ben preciso inizia a “spargersi”. Così il mondo interiore comincia ad allontanarsi sempre di più da quello esterno. In quei momenti possiamo sentirci separati dagli altri, come se esistesse una distanza difficile da colmare. Eppure non siamo davvero soli: è solo che ciò che viviamo dentro è molto diverso da ciò che c’è fuori, e finché quell’emozione non trova forma o voce, quella distanza continua a crescere. A volte uno spazio di terapia può diventare proprio il luogo in cui quelle emozioni trovano finalmente parole, ascolto e significato, permettendo al mondo interno e a quello esterno di avvicinarsi di nuovo.

 

L’emozione che chiede ascolto

 

Spesso la richiesta è quella di “non essere tristi”, di reagire, di sorridere. Ma la tristezza non si supera per “imposizione”. Ha bisogno di ascolto. Ha bisogno di essere riconosciuta. Ha bisogno di essere attraversata.

 

L’albero rosso non offre soluzioni facili. Non promette che tutto andrà bene con una frase rassicurante. Eppure, nel bel mezzo della disperazione e tristezza quando tutto sembra andare nel verso sbagliato ecco che appare qualcosa. Una presenza silenziosa ma viva. Non cancella il dolore, non annulla il percorso fatto, ma apre la possibilità alla speranza.

 

Una risorsa che trovo solo infondo alla tristezza solo quando l’ho attraversata, come una conchiglia che raccolgo dalla spuma del mare dopo che arriva l’onda.

 

Dalla prigione alla trasformazione

 

Le emozioni ci intrappolano quando restano inascoltate o non riconosciute. La tristezza, quando viene accolta, può trasformarsi in consapevolezza, in profondità, in empatia. Ci permette di comprendere meglio noi stessi e gli altri.

 

L’opera di Shaun Tan ci ricorda che anche nei momenti più cupi può esistere un piccolo seme di luce. Non è una speranza illusoria, ma una fiducia in una risorsa, un appiglio che ci sostiene e ci aiuta ad attraversare anche i momenti più bui. E li all’interno di questa gabbia trovando il nostro albero rosso la trasformazione inizia perché la gabbia si apre. Ma non è un caso che posso trovare quell’appiglio solo attraversando la mia tristezza. Se permetto a me stesso di attraversarla non mi perdo come cerco di evitare e scongiurare, ma trovo il mio appiglio che mi conduce al di fuori.

 

Conclusione

È questo il messaggio più potente: non si tratta di eliminare la tristezza per liberarci. Si tratta invece di imparare a guardarla, a nominarla, a starci dentro scoprendo che, anche se è forte, non siamo solo questo. Solo così possiamo trovare il nostro albero rosso, quello che ci fa sentire meno soli. Solo così la stanza smette di essere una prigione e diventa un luogo di passaggio.

 

E la terapia può essere proprio lo spazio che ci accompagna nella ricerca — e nell’incontro — del nostro albero rosso.

Se ti riconosci in queste riflessioni e senti il bisogno di parlarne, puoi contattarmi per un primo colloquio.

Dott.ssa Francesca Minni- Psicologa Psicoterapeuta- Bastia Umbra(PG)

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